venerdì, giugno 05, 2009

L’ABISSO SUL NULLA

La storia qui pubblicata risale al 1999. Rimasta chiusa in un cassetto per un decennio, mi è balzata tra le mani, quasi avesse vita propria, durante un recentissimo trasloco. I testi sono del sottoscritto e i disegni sono firmati da Fabrizio Fabbri. Sarebbe dovuta comparire sulle pagine di Fahrenheit 451, periodico diretto da Davide Castellazzi, edito da Innovation Studio. Purtroppo, la prematura chiusura della testata ne ha impedito la pubblicazione. La propongo ora, nella versione originale, nonostante la voglia di riscrivere parte dei testi sia stata davvero forte. (GF)

© Gabriele Ferrero e Fabrizio Fabbri






venerdì, maggio 22, 2009

PAN IN CANAVESE

È un luogo dall’oscuro fascino, che sorge sul bordo di una strada di campagna, lambito dal ridotto traffico automobilistico che gli passa accanto veloce e distratto.
Da marzo a ottobre il rudere di chiesa è ghermito da arbusti e da rampicanti che lo stringono in una gabbia vegetale.
Il Cristo abbandonato s’inchina innanzi a Pan.
Durante i mesi invernali, l’edificio ritrova i propri contorni, come un fantasma di muratura tra fusti di castagni.
Il luogo trasmette vibrazioni primordiali al visitatore solitario, fino a condurlo in una dimensione panica.
Il rapimento è immediato, irrazionale. Un senso di timore pervade l’essere e si resta immobili a fissare l’altare, in attesa che il dio dei boschi compaia. (GF)

© sull'immagine Gabriele Ferrero

martedì, dicembre 23, 2008

ODIO IL NATALE, MA NON TROPPO























di Gabriele Ferrero
(inedito, dicembre 2008)

RITENETE CHE NON SIANO I TRENTA GIORNI DI APRILE, ma l’ultima decade di dicembre il più crudele periodo dell’anno?
Riconoscete all’attuale crisi economica almeno il merito di aver spento buona parte delle luminarie natalizie?
Bene, allora I dodici incubi del Natale è il libro che fa per voi.
Gli statunitensi John Updike, pluripremiato autore di best seller, e Edward Gorey, illustratore straordinariamente colto, fotografano, nella loro drammaticità, alcuni aspetti di Natale, festa cristiana modellata sull’antico culto pagano del solstizio d’inverno, abusati e sviliti da un consumismo che ancora si dimena sotto i colpi della recessione.
I soggetti tratteggiati da Gorey e da Updike sono i classici stereotipi del Natale: Babbo Natale, le Renne, le carole e i doni, insomma, tutto quello che ha trasformato un’antica festa in un coacervo di orrori.
Mi permetto un consiglio: durante le feste portate sempre con voi questo libricino, magari nella tasca interna del vostro cappotto, all’altezza del cuore. Forse non vi salverà la vita, fermando la traiettoria di un proiettile, come talvolta accadeva in qualche vecchio film western, ma se la depressione natalizia dovesse assalirvi, potreste aprirlo e leggere una filastrocca. Come, per esempio, Le deliziose renne: “Zoccoli che tagliano i tetti come / coltelli nel burro, traiettorie / di volo impazzite che ai più / ricordano mulinelli di foglie / morte prima dell’uragano. / Il manto infestato di zecche, / note portatrici di malattie”.

I dodici incubi del Natale (10,5 x 14,7 cm, 32 pag.) è pubblicato da Alet e costa 8,50 euro.

(© sull'immagine Edward Gorey)



giovedì, novembre 20, 2008

STORIA DI DONNE E DI UN DOPPIO RHUM























ME NE RICORDO COME SE FOSSE ACCADUTO NON OLTRE SESSANT'ANNI FA, MA IERI. Li vidi venirmi incontro al centro della strada con passo sostenuto, quasi spintonandosi. Erano due strani tipi dall’aspetto bizzarro. Il primo indossava abiti da trapper, blusa e pantaloni di pelle sfrangiati, e stringeva tra le mani un mazzo di rose rosse. Aveva il viso paonazzo, come se fosse ustionato dal sole. Non potrei dire che fosse brutto; piuttosto grottesco. L’altro vestiva un pastrano verde e aveva un cappellaccio marrone calato sulla testa. Anche lui portava un fascio di fiori tra le braccia, ma più che un bouquet, sembrava che li avesse raccolti in fretta in qualche prato.
Fu proprio quest’ultimo personaggio che inconsapevolmente attrasse la mia simpatia di bambino; forse perché la barba ispida che gli copriva il mento mi ricordava il manto di un porcospino, oppure perché, quando un’improvvisa folata di vento gli strappò il cappello dal cranio, questo mi apparve comicamente glabro e lucido.
Quando l’uomo si fermò a raccogliere il copricapo, l’altro ebbe un moto imperioso e accelerò il passo.
Sembrava cieco a quello che aveva attorno e per poco non mi travolse. Fu solo la mia prontezza di riflessi che mi permise di scansarmi in tempo.
L’altro, arrancandogli alle spalle, cercò di recuperare i metri perduti. Ansando, biascicò una maledizione e per poco non inciampò.
Il trapper si volse verso di lui e, ridendo forte, esclamò: “Ehi, Mister Bluff! Non affannarti troppo, tanto hai già perso la gara in partenza. Quando Lucilla ci vedrà, non impiegherà troppo a scegliere l’uomo più affascinante, ovvero me!
Per mille barbacce, Jones! Sei un illuso. Sarò io a conquistare il suo cuore.
E l’illuso sarei io, eh? Quando ti troverai davanti a lei, sarai talmente affannato che non riuscirai neppure a parlare e ti limiterai a sbuffare!
Fu quello scambio di battute che mi convinse a seguirli e a vedere l’evolversi della vicenda.
Il battibecco tra i due s’interruppe solo quando, arrivati davanti alla porta di casa della loro spasimante, cercarono di darsi un tono. Tacquero. Sembrarono stipulare un tacito accordo di non belligeranza, rimandando all’insindacabile giudizio della loro Lucilla la designazione del vincitore di quella surreale competizione.
L’uomo calvo bussò. Poi, con lievi colpi di mano, si spolverò gli abiti. Il trapper, invece, si leccò con la punta della lingua l’indice destro e se lo passò sulle folte sopracciglia per lisciarsele. Conclusa quella spicciola toilette, i due rimasero immobili, come in posa per un ritratto. In attesa che l’oggetto dei loro desideri si palesasse.
Passò un minuto, poi un altro e un altro ancora. Silenzio. Infine, dall’interno della casa, si sentì un tonfo seguito da un breve tramestio. La finestra al primo piano si aprì e spuntò la figura di una donna di circa quarant’anni, un po’ sovrappeso, con i capelli scomposti. Aveva indosso una leggera vestaglia di seta.
Lucilla, luce dei miei occhi, sono io, Jones, il tuo micione! Fammi entrare, mia dolce gattina!” miagolò con voce stridula il trapper, simulando il verso di un gatto e porgendo idealmente il mazzo di rose.
Ah! Ah! Ah! Patetico!” proruppe Mister Bluff. L’uomo, messa una mano sul petto del compagno come a volerlo sminuire, si rivolse alla donna con voce stranamente tenorile ed esclamò: “Oh, lucente Lucilla, fiore incomparabile, unico che ancora manca a questo bouquet, lascia che il tuo umile giardiniere ti colga!
Lucilla, che fino a quel momento aveva assistito alla scena senza emettere fiato, squadrò gli spasimanti dall’alto in basso, con sguardo severo.
Se non sparite subito, vi svuoterò un secchio d’acqua fredda addosso! E visto come siete sudati, un bel raffreddore non ve lo leverà nessuno!” disse imperiosa.
Lucilla, mia gattina…” miagolò il trapper.
Magnifico fiore… sono io, l’uomo della tua vita…” biascicò Mister Bluff.
Qui non ci sono né gatte né fiori. Quindi, sparite,” proruppe la donna prima di chiudere le imposte con veemenza.
I due uomini si guardarono in faccia, con aria interrogativa.
Ma… ma…” balbettò Jones.
Eh, no! Io non ci sto. La mia barba non è mai stata umiliata in questo modo! Esigo spiegazioni,” sbottò Mister Bluff, incominciando a bussare alla porta con forza.
Dall’interno si sentì giungere nettamente una serie di passi che scendevano le scale. Poi la porta si aprì.
Jones e Mister Bluff si guardarono in faccia con espressione attonita. Innanzi a loro, sulla soglia di casa, giganteggiava la figura di un uomo. Era alto più di due metri e mostrava il petto peloso, dato che vestiva solo un paio di pantaloni visibilmente indossati in fretta.
Ritengo che madame Lucilla sia stata molto chiara con voi. Personalmente, non vorrei aggiungere altro, anche perché riesco a spiegarmi meglio con le mani che con le parole. Credo che anche voi preferiate chiudere la faccenda qui, da signori, piuttosto che dietro l’angolo, da uomini.
Be’… in effetti, mi sembra che il vostro discorso non faccia una grinza, signore.” rispose Jones. Poi, rivolto a Mister Bluff, aggiunse: “E tu, che ne dici, amico mio?
Il barbuto patriota deglutì e disse al gigante: “Già, convengo anch’io che sia il caso di chiudere questa disdicevole faccenda in maniera civile. Rendete solo i miei omaggi a madame Lucilla. Siete un uomo fortunato!
Detto ciò, Jones e Mister Bluff voltarono le spalle e si allontanarono alla chetichella.
Non appena ebbero svoltato l’angolo, i due si guardarono in viso ed esplosero in una sonora risata. A guardarli ora, ignari dell’astio che avevano dimostrato l’uno nei confronti dell’altro solo poco prima, sembravano amici inseparabili, tanto che non si contavano le pacche sulle spalle che si rifilavano in continuazione.
A un tratto, interrotto il riso, Jones guardò serio l’amico. “Caro Mister Bluff, devo farti i complimenti!” disse porgendogli la mano. Poi, quando l’altro gliela strinse, aggiunse: “Hai avuto parole di circostanza… Rendete solo i miei omaggi a madame Lucilla. Siete un uomo fortunato! Ah! Ah! Ah!
Seguirono nuove fragorose risate.
Stavo quasi per allontanarmi, quando mi sentii chiamare dal trapper. “Ehi, tu, ragazzo!” mi disse, “Che cos’hai da guardare? Non hai mai visto due uomini reduci da una delusione d’amore?
No… Cioè, sì… Insomma, ne ho visti molti, ma mai due insieme e per la stessa donna…” riuscii a rispondere.
Ah! Ah! Questa è davvero buona, figliolo!” aggiunse Mister Bluff. “Mi sembri sveglio. Stavamo giusto andando a bere qualcosa per dimenticare o forse per festeggiare… ma che differenza fa? Perché non ti unisci a noi? Ti offriremo una limonata!
Va bene, signore. Grazie!” risposi. Poi, scherzando come vecchi compari, raggiungemmo la Salamandra d’Oro, la sola locanda del paese. Poco prima di entrare, Mister Bluff si avvicinò a una cavalla legata a una palizzata e, dopo averla accarezzata vigorosamente sulla criniera, le porse il fascio di fiori.
Un petit cadeau pour vous, madame!” aggiunse ironico. L’animale squadrò l’uomo e l’improbabile bouquet che stringeva tra le mani, poi avvicinò la bocca e incominciò a mangiare.


Storia di Donne e di un Doppio Rhum”, un racconto scritto da Gabriele Ferrero e illustrato da Paolo Morisi, su Il Comandante Mark numero 77, in edicola dal 25 novembre 2008.

(© sull'immagine EsseGesse/Edizioni if)

martedì, novembre 18, 2008

ALFRED KUBIN

mercoledì, ottobre 01, 2008

SITUAZIONE

Testi ed elaborazione grafica di Gabriele Ferrero
(Fagorgo n. 2, autunno 1995)



martedì, settembre 30, 2008

IL MASSACRO DI GOLDENA























di Gabriele Ferrero
(inedito, settembre 2008)

DAL 30 SETTEMBRE DEL 1948 Tex Willer, l’intrepido ranger creato da Gian Luigi Bonelli e da Aurelio Galleppini (in arte Galep), cavalca imperterrito nelle verdi praterie del West, inseguendo senza sosta fuorilegge d’ogni razza lungo piste polverose, disseminate d’insidie.
In questi sessant’anni, migliaia di lettori, sia italiani sia stranieri, si sono imbattuti almeno una volta in una delle sue avventure a fumetti.
Ma se, come protagonista del fumetto western più longevo del nostro paese, Tex non ha bisogno di presentazioni, la sua dimensione di personaggio letterario è sconosciuta ai più e merita almeno un approfondimento.
Nel 1951, le Edizioni Audace, casa editrice della famiglia Bonelli, immettono nel circuito delle edicole un volume di ottanta pagine in formato tascabile (12 x 17 cm) spillato. Il massacro di Goldena, questo il suo titolo, è un romanzo: il quarto e ultimo scritto da Gian Luigi Bonelli, l’unico con protagonista Tex Willer.
La scrittura di Bonelli padre è vigorosa e composita. I lunghi periodi che compongono il suo stile narrativo, mai troppo prosaici o retorici, conducono il lettore direttamente al cuore degli eventi, aggiungendo al fascino dei luoghi una descrizione epica.
Il massacro di Goldena, arricchito da illustrazioni e da vignette fuori testo (in parte ricavate da episodi a fumetti già pubblicati) di Galep, è una di quelle chimere che agitano le notti di molti collezionisti. Nel febbraio del 1977, l’A.N.A.F. ne ha pubblicato una ristampa anastatica le cui ultime copie sono ancora disponibili presso l’associazione. Una seconda riedizione, questa volta rinnovata graficamente e arricchita dai disegni inediti di Aldo Di Gennaro, è stata allegata al numero 575 di Tex, pubblicato nel settembre 2008 per festeggiare i sessant’anni del personaggio e il primo centenario della nascita del suo creatore letterario.
De Il massacro di Goldena esiste anche una versione a fumetti, intitolata Inferno a Robber city. Sceneggiata dallo stesso Bonelli e disegnata da Giovanni Ticci, è apparsa nei numeri 108 e 109 della serie regolare di Tex, pubblicati nell’ottobre e nel novembre del 1969.

(© sull'immagine Sergio Bonelli Editore)